Nella prossima primavera pochi ricordano che in Lombardia andranno al voto, oltre Milano e altri significativi municipi come Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Treviglio, anche le province di Mantova e Pavia.
Nel recente dibattito sul federalismo municipale del ruolo delle province si è discusso soltanto marginalmente. La questione non deve stupire, poiché se assumiamo la finanza locale, come fanno eminenti studiosi delle amministrazioni locali, come cartina di tornasole per saggiare il grado di autonomia delle province, la conclusione è piuttosto evidente. Diremo che l'autonomia delle province è pressoché inesistente.
Le province costano, oggi, circa 14 miliardi di euro annui e 160 euro per cittadino. La spesa è solo parzialmente compensata dalle entrate tributarie (Rc Auto, tassa di trascrizione e addizionale energia ), pari euro 3.750 .000 (circa). Oltre 61.000 dipendenti e 4.207 tra presidenti, vice, assessori e consiglieri completano il quadro dei costi.
Sono giustificate le spese per un ente con poteri limitati? C'è chi vede nell'abolizione delle province una strada indispensabile per ridurre i costi della politica. Non tutti sono d'accordo.
La provincia non ha molte competenze (organizza e gestisce corsi di formazione professionale, sovraintende ai Centri per l'Impiego, gestisce il trasporto pubblico extraurbano, promuove il territorio e il sistema viario e il sistema dell'istruzione pubblica superiore e poco più). In Lombardia la recente legge regionale del dicembre scorso ha attribuito la gestione della rete idrica dei comuni alle province, spostando dal piano municipale a quello sovracomunale una questione centrale come quella della gestione pubblica dell'acqua.
Da quando la Lega Nord è al governo, le province che erano oggetto di strali un giorno sì e uno non sono state più messe in discussione. La presenza del partito della Lega Nord nel governo centrale e nelle amministrazioni decentrate è stata sotto questo profilo motivo di rinuncia a rivederne il ruolo se non proprio ad abolirle. Da quando alla vicepresidenza dell'UPI è stato eletto il leghista presidente della provincia di Varese Dario Galli, si è passati addirittura a tessere l'apologia dell'istituto provinciale.
La questione amministrativa si conferma pertanto come un problema di distribuzione del potere e un nodo irrisolto della democrazia italiana. Comunque si affronti il nodo, oggi, vi sono questioni legate a politiche territoriali che vanno coordinate. Forse i confini amministrativi delle antiche province non rispondono più ai bisogni di funzionamento e programmazione efficace, ma non è soltanto rimuovendo la provincia che si eliminano gli sprechi come faceva osservare il Presidente del CENSIS Giuseppe De Rita in una Conferenza promossa dal Centro Romagnosi, sul tema “Sviluppo del Paese e messa a sistema delle diversità territoriali”. Il 21 gennaio del 2010, circa un anno fa, nell’Aula Foscolo dell’Università di Pavia.
Semmai, quindi, si tratta di dislocare i poteri in maniera coerente ed economicamente sostenibile, oltre che efficace. Non sono i confini amministrativi che possono impedire alle merci di viaggiare, agli studenti di muoversi alla ricerca di migliore formazione, senza trascurare che l'autonomia territoriale non può essere anarchia, assenza di programmazione.
Per chi si accinge ad andare alle urne nella prossima primavera, il problema è fornire soluzioni ai problemi di aree territoriali omogenee, nella logica di rimettere in moto la crescita di quelli che fino a poco tempo fa si chiamavano distretti industriali, rilanciare l'occupazione e spiegare che cosa s'intende per sviluppo sostenibile di cui tutti parlano. Mantova e Pavia sono due territori che potrebbero rappresentare sotto questo profilo un esperimento interessante.
"L'abolizione delle amministrazioni provinciali, con la crisi, è passata dall'essere opportuna a necessaria" Felipe Gonzalez Marquez, ex-primo ministro socialista spagnolo, in un discorso della settimana scorsa.
RispondiEliminaCome vedi, caro Beppe, il compromesso tra politica, cittadini ed una amministrazione snella, efficiente e sostenibile è punto qualificante della politica socialista in tutta Europa.
Riccardo
salvo che prima bisogna schiodarsi da un misero 1%
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