Le regioni che vorranno essere collocate nella classe degli enti territoriali virtuosi, secondo il decreto ferragostano del governo dovranno, "nell'ambito della propria autonomia statutaria e legislativa", adeguare il numero dei consiglieri a parametri più ristrettivi. Proviamo a esemplificare. Se applicassimo all'Abruzzo i nuovi criteri, poiché siamo in presenza di una regione la cui popolazione non supera i due milioni di abitanti, l'Assemblea regionale dovrebbe ridurre il numero di consiglieri dagli attuali 45 a 30.
C'è una domanda che sorge spontanea leggendo il decreto e riguarda la decorrenza di questa nuova norma: essa andrà in vigore a partire dal prossimo turno elettorale. Ne consegue che la prima Regione ad avere un beneficio sul proprio bilancio sarà l'Abruzzo, le cui ultime elezioni si sono tenute nel dicembre del 2008.
Analizzando il dibattito in corso nelle diverse Assemblee regionali, si apprende che gli statuti e le leggi elettorali regionali hanno già provveduto negli anni scorsi a collocare il presidente della Giunta come membro aggiunto. Ne discende, restando sempre su un caso come quello dell'Abruzzo che il tetto dei trenta consiglieri risulterà sfondato di un'unità.
Nel frattempo le Assemblee regionali di alcune regioni stanno discutendo di concedere il diritto di voto anche agli emigranti. C'è da scommettere che alcuni Consigli regionali hanno tutto l'interesse ad accelerare in tale direzione. Una Regione come l'Abruzzo non faticherà a trovare qualche centinaia di migliaia di emigranti per il mondo per superare lo scoglio dei due milioni di abitanti?
Valicata la soglia dei due milioni di abitanti, secondo il decreto Tremonti, i consiglieri diventano quaranta. Ed ecco cha la drastica riduzione di quindici consiglieri, fra non conteggio del presidente e diritto di voto degli emigranti riporta il Consiglio della Regione Abruzzo a quarantuno.
Chiedo scusa agli abruzzesi per averli presi come esempio di ipotetici surrettizi meccanismi amministrativi. Ma di questi tempi, è meglio essere cauti e non credere alle favole di presunti riformisti. Comunque, anche
a non voler pensare male e prendere alla lettera il decreto del lombardo Tremonti, visto che si è votato nel 2010, per le altre regioni gli effetti sui bilanci, non si vedranno prima del 2016.
I consiglieri regionali per i prossimi cinque anni possono quindi stare tranquilli. E tranquilli rimarranno in molti che vorranno credere a queste false riforme.
Nel frattempo pagano i dipendenti della Pubblica Amministrazione colpevoli di non votare Berlusconi.
esatto. vorrei ricordare che le perversioni regionali sono state possibili grazie al governo prodi e alla riforma costituzionale del titolo V nel 2001 Felice Besostri
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