Perché tanto livore antisocialista da parte dell'on. Rosy Bindi? L'on del Pd che proviene dalla corrente andreottiana della DC, come molti, ama mettere in capo esclusivamente ai socialisti, e segnatamente a Bettino Craxi, le degenerazioni della prima repubblica.
La rilettura degli anni Ottanta non sempre è fatta con il dovuto equilibrio, lasciamo stare le dovute cautele, anche storici di valore, come Guido Crainz, preferiscono perdere tempo sull'adagio della mutazione genetica dei socialisti, dimenticandosi che il consociativismo del PCI (ci sembra con la DC) era tale che gran parte della deriva politica ed economica di quegli anni passa da quel modello politico.
Con "zoologica continuità", l'espressione non è mia, ma di Mario Pirani (la Repubblica, 4 gennaio 2010) comunisti, postcomunisti, post democristiani indugiano in un antisocialismo greve e retrivo manifestando un elemento di persistenza della storia italiana del Novecento sconfinato nel Terzo Millennio. Dal disprezzo per il socialista e democratico Turati, alla violenza verso Nenni tacciato di social-fascismo, all'irrisione verso il contributo socialista (povero Giorgio Ruffolo) a favore del progetto (Cosa uno e due, PDS, DS) che ha portato alla formazione del Pd, siamo arrivati alle invettive di Rosy Bindi.
Pensare, oggi, di alimentare di nuovo la caccia alle streghe antisocialista è puerile. Quanto è emerso in questi ultimi anni, da Bologna (amici di Prodi) a Napoli (ex comunisti e ex DC) a Sesto S. Giovanni (ex comunisti), senza addentrarsi nelle differenze, inevitabili, derivanti dal sistema politico nato dopo il 1994, dimostra soltanto che il marchio dell'immoralità con cui si è voluto bollare i socialisti è un falso storico.
A cosa servono le invettive antisocialiste della Bindi? A rimuovere la questione socialista dal panorama politico italiano. Purtroppo, per la Bindi e per gli antisocialisti (non ha importanza se siano del Pd o siano collocati in altre dimensioni del panorama politico) ciò non è e non sarà possibile. Nel Pd, nel suo elettorato, c'è una vasta corrente d'opinione convinta di poter ancora esercitare la critica nei confronti del capitalismo selvaggio e speculativo, propenso a regolare l'anarchia tipica del sistema e governare secondo valori fondati sulla giustizia e sull'eguaglianza. In Europa e anche in Italia, i socialisti cercano fra mille difficoltà, talvolta errori e sconfitte, la strada per favorire l'affermazione di una società in cui le distanze fra il primo e l'ultimo, indipendentemente dall'appartenenza etnica, non siano marcate al punto tale da generare privilegi insormontabili. I giovani socialisti norvegesi discutevano di questo pochi giorni fa. Se fossero stati aderenti alla chiesa cattolica sarebbero martiri da ricordare, sono socialisti e quindi vanno rimossi.
Non basta quindi la fanfara scomposta dell'on. Bindi contro i socialisti per celare le difficoltà politiche (non elettorali) del Pd. L'Italia ora più che mai ha bisogno di un progetto. Solo ad esempio. Cosa fa l'opposizione politica per affrontare il tema del debito? Sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" un ex presidente del Consiglio socialista ha lungamente dibattuto il tema. Inascoltato. Cosa fa l'opposizione per battere la cultura della corruzione? Non c'è un disegno di legge presentato in Parlamento a tale proposito.
Il tema della corruzione, oggi, a differenza di vent'anni fa quando a prevalere era l'idea che bisognasse accumulare risorse per condurre una autonoma politica di partito, è legato all'idea che soltanto la ricchezza individuale garantisce potere. Quest'idea sta corrompendo la democrazia e la sta snaturando. L'esistenza di un movimento socialista è indispensabile per mantenere vivo un disegno di società in cui i singoli possano soddisfare i propri bisogni dentro un disegno collettivo di comunità. È un'idea di democrazia cui non intendiamo rinunciare. L'on. Bindi ha portato a sintesi la cultura della doppiezza, tipica dei comunisti, far credere alle masse che il disegno politico (di città del sole) sia impossibile, per via dei socialisti traditori (e perché no corrotti).
Il livore antisocialista della Bindi non è dissimile dagli “esiliati di Coblenza”, i nobili esiliati dalla rivoluzione francese che tornati dopo le guerre napoleoniche in Patria "nulla avevano dimenticato e nulla imparato". Non erano abituati (come la sinistra DC, come i comunisti) a spartire il potere.
Si metta il cuore in pace on. Bindi, per la sopravvivenza delle società democratiche abbiamo bisogno di ben altro che non le parodie di chi in vent'anni ha distrutto un sistema politico istituzionale senza costruirne uno in grado di far fronte ai problemi odierni degli italiani.
In questo contesto si può continure a chiedere una rappresentanza al PD senza porre al centro la dignità dei socialisti? dico dignità pensando ad orgoglio, ma forse è pretendere troppo. Abbiamo chiesto a Bersani di prendere le distanze dalla Bindi? In fin dei conti persino Calderoli ha sconfessato Borghezio. Sono cauto criticando il PD che si spinga il PSI verso il Terzo Polo, che sarebbe la sua morte come partito di sinistra
RispondiEliminaCarissimo Beppe,
RispondiEliminasiamo giunti finalmente al punto: la migliore tradizione riformista in questo Paese porta il nome di tanti leader socialisti, soprattutto dopo la mutazione genetica denunciata da Crainz: Bruno Buozzi mi sembra fosse socialista e la prima commissione sulla riforma costituzionale è a lui ascrivibile, il referendum di San Valentino sulla scala mobile che ha limitato la spirale inflazionistica e la revisione del concordato sono frutto della politica di Craxi; la manovra lacrime e sangue del 92' che ha salvato il Paese dalla bancarotta e avviato la stagione delle privatizzazioni (luci ed ombre) è opera non del tecnocrate ma del socialista Amato. Venendo a tempi più recenti, ché dal 92' il socialismo deve farsi carsico per diversi anni, il riformismo socialista innerva di sostanza l'attuale maggioranza di governo: dal socialismo compassionevole del lavoro di Sacconi (e del suo padre putativo Marco Biagi), alla riforma della pubblica amministrazione a firma Brunetta, dal socialismo euromediterraneo di Frattini, alle politiche economiche di Tremonti mi sembra cha siamo in presenza di elaborazioni mature della cultura socialista, discutibili, ma la discussione è il sale della democrazia, laddove altre culture politiche paiono proporci un sostnzioso vuoto pneumatico, con tutt'al più nostalgici echi della questione morale e di tardive riforme thacheriane.
Ad majora,
Emiliano