Il "gran lombardo", in un articolo del 1932, scriveva: «La ricca borghesia milanese sorride di commiserazione a sentire che uno è professore d'università: il presentarsi come professore di filosofia o di diritto romano o di storia antica in un salotto milanese equivale a farsi ricevere con un'occhiata di commiserazione. Soltanto chi fabbrica scaldabagni o maniglie di ottone stampato è una persona degna di considerazione a Milano».
Il primato dell’economia di cui parla Gadda, «topos», della società lombarda rimane immutato, nonostante i venti di recessione. Milano e la Lombardia sono state il crocevia di numerose, se non di tutte le anticipazioni economiche, sociali, di costume del secondo dopoguerra. Quando la Repubblica dei partiti è entrata in crisi, non è casuale che in questo territorio nasca un nuovo attore politico che conquista la rappresentanza politica del Nord fra lo stupore generalizzato dei partiti politici tradizionali. La Lega Nord diventa interprete della ribellione autonomista e regionalista degli anni Ottanta, oltre che espressione di una ricerca identitaria frutto dello straniamento prodotto dalla globalizzazione. A Milano nasce Forza Italia e la pseudo rivoluzione liberale di Silvio Berlusconi che si trasforma presto nel dominio dell'uomo solo sul Parlamento di nominati. In Lombardia si afferma Roberto Formigoni, presidente di Regione Lombardia e leader di Comunione e Liberazione, un movimento che guarda al sacro, ma si esalta nel profano. A Milano muoiono le presunzioni di diversità morale del PCI-PDS-DS-PD (ma quante volte ha cambiato nome?) e la "capitale morale" subisce un nuovo colpo. Che dire poi di preti imprenditori come don Verzè?
Ora, siamo al governo del professor Monti che smentisce il "gran lombardo". Chissà cosa avrebbe detto Carlo Emilio Gadda in questa circostanza? Troppi professori cresciuti nei consigli di amministrazione delle banche, senza "cognizione del dolore" altrui. Forse, con la sua grande umanità e col suo fisico imponente avrebbe detto agli italiani di non abbassare la guardia. Un qualche sentore di "pasticciaccio" si è già potuto osservare.
Stavolta incornicio le tue note: esemplari.
RispondiEliminaMi sento d'aggiungere che il passaggio della borghesia intellettuale e non alla corte di pisapia testimonia molto meglio di tante analisi dotte il senso di quest'anno politico
Emiliano