Ritenere che si possa votare nel 2013 è altresì legato alla tenuta del governo Monti e alla decisione di Roberto Formigoni di cogliere l'ultima occasione per lasciare Regione Lombardia in un momento in cui è ancora protagonista incontrastato della politica regionale.
Cerchiamo di capire cosa è stato il metodo Pisapia. Pisapia, pochi ricordano, annuncia la sua candidatura nel mentre a Milano si parlava della candidatura di Giuseppe Sala, all'epoca direttore generale del Comune di Milano e potenziale candidato di Enrico Letta. Ennesima elucubrazione (operazione di potere?), verrebbe da dire oggi. Siamo nel giugno del 2010.
Pisapia lancia il programma con cui intende candidarsi alle primarie: in sintesi è un programma attento all'ambiente e allo solidarietà sociale. La partecipazione dei cittadini e il recupero dell'elettorato astensionista è una delle leve cui fa riferimento Pisapia. Il perimetro politico è definito: guardare al centrosinistra e al centro democratico. Siamo nell'agosto del 2010 e Pisapia lancia il suo programma sul "Corriere della Sera".
Fino a questo momento Pisapia ha fatto sì che i riferimenti ideologici rimanessero in ombra. L'11 settembre del 2010 si reca a Volpedo, all'appuntamento annuale dei circoli socialisti e libertari del Nord-Ovest. Il suo intervento è un omaggio alla tradizione del socialismo municipale milanese (cita i sindaci socialisti di Milano, Greppi, Aniasi e Tognoli) e a quello europeo in cui ritrova un orizzonte di senso. Forte l'impronta partecipativa e democratica cui si richiama.
Nel novembre Pisapia, contro tutti i pronostici, batte il candidato del Pd Boeri. Su quali fattori avevano lavorato i sostenitori di Pisapia? In buona sostanza presentando Pisapia come un candidato non di partito, sfumandone l'appartenenza alla sinistra, evocando la tradizione di buon governo del socialismo riformista ambrosiano, e soprattutto mobilitando l'elettorato astensionista delle periferie.
La vittoria al ballottaggio del maggio 2011 sarà il risultato degli errori di Letizia Moratti e dell'apporto che la borghesia del primo centrosinistra (Bassetti) gli fornirà. A Milano il sistema di potere della destra che per vent'anni ha governato il capoluogo manifesta il primo scollamento con la leadership nazionale di Berlusconi. La borghesia milanese può tollerare anche il "bunga bunga", non l'impoverimento economico. La crisi, inoltre, risveglia qualche sprazzo solidale e la memoria di lotte per la difesa del lavoro.
La vittoria di Pisapia è frutto di molteplici fattori come si può osservare. Bisogna riconoscere, però, che è stata studiata con metodo. Conosco alcuni degli artefici di questa pianificazione. C'è stato coraggio e lungimiranza e pure molta fortuna.
C'è nella società lombarda un Pisapia pronto a farsi avanti? C'è un gran lombardo di sinistra? Il leader, come si è visto è indispensabile, ma non è sufficiente per vincere. La Lombardia non è Milano, qualcuno ha incominciato a dire. Su questo tema ritornerò.
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